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Uccide il marito della ragazza che aveva importunato, sconto per il killer di Aversa: dall`ergastolo a 20 anni

28 / 02 / 2013

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Redazione

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In primo grado era stato condannato all'ergastolo nonostante la richiesta di rito abbreviato. Ma in Appello è arrivato un grande sconto di pena per Mario Borrata, il figlio dell'affiliato al clan dei Casalesi, finito in carcere per l'omicidio di Pietro Capone, ammazzato a coltellate per aver cercato di difendere l'onore della propria moglie, Roberta Pizzo, giovane madre, che era stata attenzionata da Borrata che in piu' occasioni l'aveva importunata. I giudici della Corte d'Appello hanno dunque deciso di ridurre la pena dall'ergastolo a 20 anni. Capone fu ucciso il 14 ottobre 2010, in piazza Marconi, colpito da alcuni fendenti e deceduto poche ore dopo il ricovero all’ospedale di Aversa. Avrebbe agito per difendere la moglie e madre di suo figlio, Roberta Pizzo, oggetto delle attenzioni di Mario Borrata, figlio di un uomo finito in carcere con l’accusa di legami al clan dei Casalesi. La ragazza, 21 anni, aveva sempre rifiutato le avances, tenendole opportunamente nascoste al marito per evitare ulteriori conseguenze. Ma Capone, venuto a conoscenza della situazione, incontrava e affrontava Borrata nel pomeriggio di quel giovedì 14. Prima una discussione, poi la violenta lite, fino al tragico epilogo. Il giovane, che lavorava come imbianchino, veniva colpito da due coltellate alla gola che gli recidevano di netto l’aorta. Soccorso da un’ambulanza, moriva poco dopo il ricovero all’ospedale “Moscati”. Subito dopo l’omicidio, Borrata si dava alla fuga ma veniva arrestato poco dopo dagli agenti del locale commissariato di polizia, a Capua, a bordo di una Minicar con vistose macchie di sangue sulla carrozzeria e nell'abitacolo.
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